Alfredo Gioventù

Scritto da Susanna Maffini Martedì, 27 Agosto 2013

In occasione della 53 a mostra di Castellamonte, Alfredo Gioventù
presenta la mostra " Racconti metaforici" al Castello Ducale di Agliè

RACCONTI METAMORFICI

Pensando al divenire, caratteristica di una natura in continua trasformazione, fonte di metamorfosi narrate sin dai miti dell'antichità, posso considerare i “giardini d'inverno” delle serre del Castello di Agliè come una della tante mimesi che la natura stessa spesso compie per entrare in sintonia con i bisogni evocativi dell'uomo.

Registrare i mutamenti culturali nel rapporto uomo – natura è uno dei compiti dell'arte contemporanea, trovo perciò doveroso cogliere questa occasione per contribuire al dibattito, proponendo un dialogo tra l'estetica degli affreschi e la visione contemporanea narrata dai miei “sassi”.

Ripartendo dalle suggestioni della classicità, base comune alla nostra cultura occidentale, mi permetterò di modificare momentaneamente i nomi delle stanze per rendere più creativo e proficuo il confronto.

La “serra della fontana” diventerà così la stanza del “poeta”, in onore al principale strumento estetico utilizzato dall'uomo per raccontare il suo viaggio; una colonna di 9 sassi, opera dal titolo “La musica del rio” (dotata di effetti sonori) su cui sono incisi i versi di una poesia di Neruda, introdurrà alla prima metamorfosi, quella tra pietra ed acqua, l'una che dona la voce all'altra, l'altra che ne incide la storia, tracce visibili nella seconda opera dal titolo “Memoria d'acqua”. In questi sassi il rapporto tra i due elementi è interpretato da paradossali fratture.

La serra Berain, prenderà il nome dall'opera “Poseidon” il dio del mare e la sua compagna, rappresentati come sassi ricoperti di incrostazioni e conchiglie, punto di unione tra la vita minerale e quella organica, assisteranno alla metamorfosi “Sassi del cielo” opera in cui un ciottolo, rotolando per 18 volte nell'aria a compiere un arco, si riveste di foglie di alloro che assorbono i colori azzurri dei tralci d'uva della volta.

I colori della vigna e le sue foglie accompagneranno la “Daphne che fugge” (nell'omonima “stanza di Daphne”, prima “serra dei finti marmi”) nell'opera l'Eremo di Bacco”, in un mondo dove gli dei preferiscono le sembianze vegetali e minerali a quelle antropomorfe.

L'ultima stanza, già “a motivi illusionistici”, sarà dedicata “Ad Itaca” illusoria meta di ciascuno di noi, isola che galleggiando si sposta così da rendere centrale il viaggio anziché la meta.

Un monito al senso dell'esistere, nella poesia “Il viaggio finisce a questa spiaggia” di Montale, sarà registrato da sassi fluttuanti nell'aria.

Il modificarsi continuo, attraverso metamorfosi, degli elementi e dei parametri  loro applicabili può diventare, così, un territorio su cui ritrovare armoniose dialettiche tra cultura e natura.

Vittorio Sacco

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