{"id":19173,"date":"2017-12-06T10:33:03","date_gmt":"2017-12-06T09:33:03","guid":{"rendered":"https:\/\/creativityoggetti.it\/le-sorelle-sent-si-raccontano\/"},"modified":"2023-06-21T17:06:47","modified_gmt":"2023-06-21T17:06:47","slug":"le-sorelle-sent-si-raccontano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.creativityoggetti.it\/en\/blog-en\/le-sorelle-sent-si-raccontano\/","title":{"rendered":"Le sorelle Sent si raccontano"},"content":{"rendered":"<p><strong>LE SIGNORE DEL VETRO: IL MINIMALISMO FANTASTICO DELLE SORELLE SENT DA MURANO CONQUISTA IL MONDO<\/strong><br \/>\nC\u2019\u00e8 uno spazio a Torino, Creativity Oggetti di Via Carlo Alberto, dove grazie alla grinta imprenditoriale e alla continua ricerca della giovane proprietaria Susanna Maffini da pi\u00f9 di 15 anni sono presentati sul panorama torinese interessanti realt\u00e0 creative nell\u2019ambito delle arti applicate, dalla ceramica al vetro a materiali innovativi: oggetti, sculture, gioielli contemporanei, spesso nomi di assoluta novit\u00e0 per l\u2019Italia eppure gi\u00e0 noti in ambito internazionale.<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8 stato \u2013 ed \u00e8 ancora, con una costanza nel tempo di per s\u00e9 significativa \u2013 per i gioielli in vetro delle sorelle Marina e Susanna Sent, importante nome storico muranese dell\u2019arte vetraria, le cui creazioni, che dal loro primo apparire hanno riscosso grande successo nella nostra citt\u00e0, si trovano tuttora in esclusiva in pochi selezionati punti vendita fuor di Venezia, sostenuti da un collezionismo fedele e cosmopolita: tra questi i bookshop di importanti musei d\u2019arte sparsi per il mondo, in primis il MOMA di New York, con il quale collaborano dal 1993.<\/p>\n<p>Una storia di estro al femminile, di tradizione e visionariet\u00e0, dove reinventare il futuro adeguando le antiche tecniche al gusto contemporaneo, salvaguardando il passato, \u00e8 un modo di essere che si esprime con codici linguistici di pulizia formale netti, precisi, che coinvolgono tutta la sfera creativa, dall\u2019architettura all\u2019oggettistica al gioiello, per cui sono giustamente celebri, sino all\u2019attenzione al proprio territorio con interventi mirati di restauro.<\/p>\n<p>Un\u2019attitudine che diventa manifesto, un saper fare che parte dalla tradizione per arrivare alla sperimentazione su pi\u00f9 materiali: al centro di tutto rimane un\u2019inesausta passione per il Vetro, entit\u00e0 che per i muranesi \u00e8 elemento alchemico per eccellenza, una sfinge le cui risposte enigmatiche si svelano in una ricerca continua, fatta di vittorie e di sconfitte che arrivano dopo lunghe attese, la pazienza di ripetere mille volte lo stesso gesto, una grande curiosit\u00e0, ma anche dal caso e da felici intuizioni.<\/p>\n<p>Arrivando col vaporetto sull\u2019isola di Murano, gi\u00e0 da lontano, sulla sinistra, lungo le fondamenta Serenella, si scorge una grande costruzione che si distingue dalle altre per un certo minimalismo, a partire dal nitore delle pareti su cui si staglia una scritta dal font geometrico, essenziale.<\/p>\n<p>Antica rimessa per barche, ora \u00e8 un loft luminosissimo, sede del laboratorio delle Sent: showroom, luogo di lavoro, una vasca di ispirazione giapponese all\u2019ingresso su cui galleggiano grandi boulles trasparenti, e non sar\u00e0 un caso che tra le loro collezioniste pi\u00f9 famose ci sia Yumiko Ando, moglie del grande architetto Tadao Ando, uno studio al primo piano che \u00e8 di per s\u00e9 dimensione metafisica: sette finestre che inquadrano altrettanti campanili veneziani. Una vista che ipnotizza e veste tutta la stanza, giustamente vuota di orpelli. Quello architettonico \u00e8 solo il primo aspetto, ma significativo, di un approccio estetico-formale di fantastico rigore che si rispecchia fedelmente nella produzione artistica delle due sorelle muranesi.<\/p>\n<p>Con la reinterpretazione del gioiello in vetro, che sempre pi\u00f9 nelle loro creazioni si configura come oggetto che trascende la funzione di ornamento, su cui convergono arte design e moda, le due sorelle hanno saputo ripensare i percorsi ben noti della tradizione, caratterizzata da stilemi fedeli a se stessi, rassicuranti ma standarizzati, reinterpretandoli con un nuovo linguaggio che ha nella sottrazione e nella semplicit\u00e0 di forme geometriche (molto vicine ai canoni dell\u2019architettura nell\u2019accostare volumi e superfici), negli accesi cromatismi e nelle soluzioni inattese di limpida proporzione la chiave del successo: il risultato \u00e8 un codice formale che \u00e8 diventato iconico, riconoscibile, contemporaneo.<\/p>\n<p>Incontrarle e conversare con loro significa ripercorrere l\u2019ultimo secolo della tradizione vetraria muranese, di cui loro rappresentano gi\u00e0 la quarta generazione: Marina e Susanna raccontano una storia familiare fatta di eredit\u00e0 di conoscenze tecniche, molto lavoro e un\u2019incredibile voglia di reinventarsi, volont\u00e0 che a pi\u00f9 riprese, dalla loro stessa testimonianza, ha attraversato i decenni con improvvisi quanto felici lampi intuitivi. Dal loro personale album dei ricordi emergono evidenti i segni di un spirito interpretativo sempre precursore, una capacit\u00e0 di deviare dalla regola che porta all\u2019invenzione pi\u00f9 luminosa, all\u2019intercettare i gusti futuri con soluzioni che anticipano e fanno scuola.<\/p>\n<p>Emblematica e preconica la storia del nonno materno Umberto Nason, che nel 1955 vince il Compasso d\u2019oro, alla sua seconda edizione, applicando la tecnica del vetro incamiciato invertito (interno colorato ed esterno bianco latte) su forme pure e castigate, d\u2019ispirazione nordica, in un periodo in cui la produzione muranese si caratterizzava per forme molto elaborate. Preziose le foto del padre a colloquio con un giovane Tancredi tra le calli veneziane o quella della nonna, unica ad indossare, in un foto di gruppo, una gonna dallo stile unico, raffinato e attualissimo, coraggiosamente in anticipo sui tempi. Tutti segni di un gusto per le arti che \u00e8 chiara eredit\u00e0 familiare.<\/p>\n<p>Come avete iniziato?<\/p>\n<p>Io sono nata a Murano, ho studiato architettura a Venezia pensando di seguire questa strada, ma il laboratorio di mio padre, incentrato sulla seconda lavorazione e sulla decorazione del vetro, era per me una calamita; lo stesso \u00e8 stato per mia sorella Marina, nata a Venezia, che si \u00e8 sempre interessata pi\u00f9 all\u2019aspetto tecnico dei materiali. In casa abbiamo sempre sentito parlare di vetro, per noi \u00e8 un argomento consueto e quotidiano, che coinvolge tutta la famiglia. E\u2019 stato fatale che anche noi ci interessassimo e iniziassimo a collaborare nel laboratorio di mio padre. Per circa dieci anni ho indagato le varie possibilit\u00e0 nell\u2019ambito della decorazione, la vetrofusione, la molatura e la sabbiatura.<\/p>\n<p>Le donne potevano lavorare il vetro?<\/p>\n<p>A Murano le donne non diventano maestre vetraie\u2026nel resto del mondo ci sono, qui no, il mondo del vetro muranese \u00e8 un ambiente prettamente maschile. Le donne entrano nelle fabbriche come designers. La seconda lavorazione invece \u00e8 prettamente femminile e permette un ampio margine di sperimentazione: lavorazione a lume e vetrofusione. Noi partiamo da una materia prima, la canna, che pu\u00f2 essere monocolore, murrina, filigrana, e da qui ci mettiamo al lavoro ogni giorno. Il fascino del vetro \u00e8 che ti mette sempre alla prova, a causa delle infinite variabili nelle diverse fasi della sua lavorazione\u2026\u00e8 sempre un\u2019avventura, sono pi\u00f9 le volte che si combina un disastro nei tentativi che il contrario, per\u00f2 \u00e8 cos\u00ec che si ottengono nuovi risultati.<\/p>\n<p>Come siete arrivate ai gioielli firmati Sent?<\/p>\n<p>Il prossimo anno sono 25 anni della nostra azienda, anche se lavoravamo gi\u00e0 da prima. Nostro padre ci ha concesso una grande libert\u00e0 ma sin da subito le nostre idee erano piuttosto innovative, tanto che c\u2019era un po\u2019 diffidenza nei nostri confronti\u2026Ad esempio, tra le prime proposte, c\u2019era una collana in perle di vetro dorate assemblate su un \u2013 imprevedibile \u2013 filo da pesca di mio padre: elementi dorati classicissimi su un supporto tutt\u2019altro che convenzionale. Ora lo fanno tutti, ma nel 1990 aveva destato un certo stupore. Uno dei primi clienti, nel 1993, \u00e8 stato proprio il bookshop del MOMA di New York e da l\u00ec non ci siamo pi\u00f9 fermate, con un collezionismo che ci segue dagli inizi e che \u00e8 cresciuto nel tempo. Abbiamo lasciato il laboratorio di mio padre, abbiamo iniziato a proporre gioielli, soprattutto collane, prima ad un giro ristretto di conoscenze, poi il giro si \u00e8 allargato e abbiamo deciso di metterci in proprio.<\/p>\n<p>Come descrivereste il vostro tratto stilistico distintivo?<\/p>\n<p>Concettualmente quello che abbiamo fatto \u00e8 un\u2019operazione di semplificazione: molti elementi del vetro che anche noi utilizzavamo erano gi\u00e0 presenti nei gioielli della tradizione, ma l\u2019effetto finale era molto carico; noi abbiamo cercato una pulizia formale nuova, nuovi abbinamenti tra vetro e altri materiali che nessuno aveva ancora proposto.<\/p>\n<p>Ad esempio ci piacevano gli elementi soffiati trasparenti, che all\u2019inizio abbiamo presentato, per cautela, ingabbiati con filo metallico. Il filo lo abbiamo via via eliminato sino a dare vita a Soap, le sfere in vetro che imitano la leggerezza delle bolle di sapone in una collana che sembra sospesa, tuttora uno delle nostre creazioni pi\u00f9 famose (attualmente in mostra alla mostra W. Women in Italian Design presso il Design Museum della Triennale di Milano, n.d.r.). Abbiamo quindi trasferito delle tecniche di lavorazione che di solito si applicavano all\u2019oggetto in vetro (che continuiamo a produrre, come piatti e sculture in vetrofusione e lampade in tessuto vitreo) al gioiello, inventando anche delle nuove gamme cromatiche, in particolare una serie di viola che si ottengono con gli incamiciamenti\u2026 Abbiamo portato a Murano delle macchine a circuito chiuso per il decapaggio del rame: macchine che si utilizzano per l\u2019oreficeria, ma che noi abbiamo adeguato alla lavorazione vetraria: le perle vengono lavorate attorno alle bacchette di rame, che vengono messe a raffreddare lentamente. L\u2019acido poi dissolve il rame lasciando posto al foro.<\/p>\n<p>Parallelamente cresceva l\u2019esigenza di avere uno spazio dove esercitare la nostra attivit\u00e0. Abbiamo considerato le potenzialit\u00e0 di questo capannone: una cavana, ricovero per barche dei primi del \u2018900, in seguito trasformato in fabbrica. Agli inizi del 2000 lo spazio era fatiscente. Mia sorella ed io ci siamo guardate e ci siamo dette: \u201c\u00e8 uno spazio che ci far\u00e0 sognare\u201d, e cos\u00ec \u00e8 stato.<\/p>\n<p>Avete anche lavorato per la moda?<br \/>\nS\u00ec, abbiamo avuto anche questa esperienza, collaborando per alcune sfilate di Aliviero Martini che aveva tratto ispirazione per i suoi modelli da una mostra dei Maya qui a Venezia. Molti sono stati gli esperimenti in vetro a lume e in vetro-fusione: il tessuto vitreo \u201cPenelope\u201d, esposto al Museo Fortuny a Venezia e l\u2019abito \u201cDebutto\u201d realizzato per la mostra Vetri nel mondo oggi \u2013 Palazzo Franchetti. Pi\u00f9 recentemente abbiamo realizzato una scultura di arte cinetica per una mostra sulle murrine al Museo del Vetro intitolata \u201cMurano muoviti!\u201d. Oggi per ricordare tutte le nostre collezioni, spesso non pi\u00f9 riprodotte se non su richiesta e quindi legate ad un preciso periodo della nostra vita, realizziamo dei foulard serigrafati con i motivi pi\u00f9 iconici.<br \/>\nQuali nuovi sogni per le sorelle Sent?<\/p>\n<p>Sogni ne abbiamo sempre, 25 anni sono volati, sono stati anni di grande impegno dove abbiamo cercato di delegare il meno possibile\u2026Parallelamente alla nostra attivit\u00e0 abbiamo sempre seguito progetti di restauro. Nel 2009\/2012 abbiamo sponsorizzato il restauro delle statue delle Virt\u00f9 del Palazzo Ducale, sei statue di donne che si trovavano ad ornamento del balcone centrale di Palazzo Ducale da dove il Doge si affacciava. Per noi il restauro non deve mancare mai, lo sentiamo come una nostra missione, come un modo concreto per salvaguardare e amare Murano e Venezia: negli ultimi anni ci siamo dedicate al recupero di uno spazio a San Polo, nel Sotoportego degli Oresi, subito dopo il Ponte di Rialto: uno spazio bellissimo del \u2018500 ma lasciato in abbandono, con una splendida volta a botte che abbiamo restaurato e riportato all\u2019antico splendore.<\/p>\n<p>II prossimo sogno \u00e8 riattivare il vecchio laboratorio di mio padre, che \u00e8 un ambiente inconsueto per Murano perch\u00e9 \u00e8 un unico ambiente di 200 metri quadri, e realizzare uno spazio multifunzionale, adatto anche ad una residenza di artista che qui possa creare, innovare. E questo in qualsiasi materiale, non per forza in vetro.<br \/>\nIl vostro \u00e8 un legame affettivo e professionale: come vi dividete i ruoli?<br \/>\nIo, Susanna, sono la pi\u00f9 creativa, ma \u00e8 Marina che trova la soluzione tecnica e mette in pratica le idee. Diciamo sempre che noi due siamo come una vettura, una \u00e8 l\u2019acceleratore, l\u2019altra \u00e8 il freno, ma entrambe abbiamo bisogno l\u2019una dell\u2019altra.<\/p>\n<p>(Paola Stroppiana per Gazzetta Torino)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LE SIGNORE DEL VETRO: IL MINIMALISMO FANTASTICO DELLE SORELLE SENT DA MURANO CONQUISTA IL MONDO C\u2019\u00e8 uno spazio a Torino, Creativity Oggetti di Via Carlo Alberto, dove grazie alla grinta imprenditoriale e alla continua ricerca della giovane proprietaria Susanna Maffini da pi\u00f9 di 15 anni sono presentati sul panorama torinese interessanti realt\u00e0 creative nell\u2019ambito delle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":17914,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[243],"tags":[],"class_list":["post-19173","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog-en"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.creativityoggetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19173","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.creativityoggetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.creativityoggetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.creativityoggetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.creativityoggetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19173"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.creativityoggetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19173\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":56246,"href":"https:\/\/www.creativityoggetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19173\/revisions\/56246"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.creativityoggetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17914"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.creativityoggetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19173"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.creativityoggetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19173"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.creativityoggetti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19173"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}