Maurizio Russo

"Mi chiamo Maurizio Russo, vivo e lavoro in una vecchia casa di campagna tra Faenza e Brisighella, alle pendici di colline e calanchi. Non c’è il mare come nella terra in cui sono nato, la Calabria, ma vicino scorre un torrente che sembra portare con sé, oltre che fiumane e zanzare, suggestioni provenienti dalla mia infanzia. Le sorprese della natura, la sua forza e il suo mistero, continuano ad ispirare le mie creazioni, a proseguire un racconto mai interrotto popolato di luoghi, archetipi, tradizioni, storie, magarie, fatica, speranza, immaginazione.

ll vaso è il filo d’Arianna che lega insieme forme, idee, giochi di parole, di pensieri che si rincorrono a costruire un dialogo interiore attraverso gli oggetti che realizzo: è un archetipo ancestrale, solido che contiene fluidi, il fluire leggero e impetuoso che modella e definisce il solido e pesante.
Così nascono i Vasi Sanguigni, di carattere, di forza vitale interconnessa nell’intreccio di tubazioni pulsanti, ammorbidite, modellate dal flusso magmatico che le attraversa.
E i Vasi Comunicanti, dove la linearità e il rigore inseguono una purezza formale, dove cilindri rappresentano mondi in comunicazione, un tentativo di connessione per raggiungere un livello d’equilibrio.
E il racconto nei Vasi Micologici , oggetti del desiderio, della sorpresa e della meraviglia, i funghi: “sembrava si gonfiassero bernoccoli che qua e là s’aprivano e lasciavano affiorare tondeggianti corpi sotterranei. A Marcovaldo parve che il mondo grigio e misero che lo circondava diventasse tutt’a un tratto generoso di ricchezze nascoste, e che dalla vita ci si potesse ancora aspettare qualcosa, oltre la paga oraria del salario contrattuale, la contingenza, gli assegni familiari e il caropane. “…………….(tratto da “Marcovaldo”, Funghi in città, Italo Calvino).


La Fioritura dell’impossibile, tulipani affioranti da cocci di mattonelle made in Italy: la mia storia, fare l’artigiano, creatore di pezzi unici in un mondo dominato dall’industria e dalla produzione seriale, incorporandone le tecnologie ma nutrendo la poesia , per contrastare la brama di consumo che ci consuma, per riassestare lo sguardo verso l’effimero perdurante, verso la bellezza che comunque sboccia, ci incanta e riappacifica, nutrendo la nostra essenza profonda incapsulata in macerie pesanti e scomposte.
La serie dei Vasi Anemone, utilizza il nome di un fiore delicato per evocare un personale giardino simbolico, un fiore legato al rinnovarsi della natura, alla resurrezione e alla rigenerazione permanente ma anche alla speranza e alla perseveranza . Il termine Anemone deriva dal greco "anemos" che significa "vento", l’impalpabile respiro che attraversa la vita, al contrario della solidità della materia che ci definisce. Non solo fiore ma anche anemone di mare, creatura in bilico tra due mondi, pianta e animale, vive nell’acqua e ha un nome di un fiore terrestre, i suoi geni sono collegati gli uni con gli altri, come i cilindri che formano il vaso, in un sistema di mutue relazioni che ne regola l'espressione a seconda delle circostanze, sono come parole con le quali si scrive e si parla la complessa lingua della vita.


Sperimentazione, utilizzo di tecniche industriali per la creazione di pezzi unici in ceramica, dal complemento d’arredo alla scultura, un fortissimo legame con l’artigianato ma collegato alla visione del design industriale si fondono nell’eleganza delle linee, nella purezza del bianco, nell’alchimia dei colori, nell’evoluzione delle forme rappresentando una tensione alla sintesi della mia esperienza sia artistica che personale, dalla formazione in gioventù presso l’Istituto d’Arte Domenico Colao di Vibo Valentia prima, all’Accademia di Belle Arti di Firenze poi, approdando infine a Faenza, con numerose esperienze con artisti operanti nella ceramica e aziende produttrici di design nel settore delle piastrelle. Sono rimasto sempre ai margini delle tante realtà che ho incontrato, un border line al di fuori dei riflettori, un po’ per scelta un po’ per destino è solo da alcuni anni che presento le mie creazioni, con la reticenza di svelare il mio personale racconto segreto. Ma ormai è fatta, sono qui, fungo tra i funghi, invasato tra i vasi, stagionato nell’artigianato."

 

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