Laura unisce rigore e sensibilità, creando gioielli-racconti che indagano la complessità del presente.
Lavora con cera, metalli, pietre e tessuti, cercando autenticità e imperfezione.
I suoi pezzi parlano di libertà e identità.
L’unicità non risiede nell’oggetto in sé, quanto piuttosto nella persona che lo indossa. È il soggetto, attraverso il proprio sguardo e la propria esperienza, a conferire senso e valore a ogni creazione. Un gioiello diventa davvero unico nel momento in cui entra in relazione con chi lo abita: il suo valore non si limita alla forma, ma si arricchisce del messaggio che trasmette e delle interpretazioni personali che ciascuno vi attribuisce.
Viviamo da tempo nell’epoca della riproducibilità, e questo non rappresenta un limite. Ciò che rende un oggetto autenticamente personale è il modo in cui viene vissuto. Il gioiello acquista pieno significato solo nel rapporto con il corpo, che lo completa, gli dona movimento e lo anima.
In alcune creazioni, questa relazione è particolarmente evidente: nei “cuori cuciti” o nella collezione “Perdersi per ritrovarsi”, ad esempio, i pezzi con il filo lungo si integrano con il corpo e ne seguono i movimenti. Il filo diventa una traccia visibile, fragile ma potente, di un percorso interiore unico e diverso per ciascuno.
L’impiego di materiali fragili espone consapevolmente la vulnerabilità, trasformandola in forza: riconoscere la propria essenza è ciò che permette una reale consapevolezza di sé.
Dalla pressione e dall’alienazione quotidiana nasce “Seni moderni “ una collezione di gioielli che racconta le donne reali, esprimendo ciò che sono, ciò che subiscono ma, soprattutto, ciò che sono in grado di fare.
L’ispirazione è scaturita dal ritrovamento casuale di una coppetta, da un bullone e da materiali da ferramenta: un esercizio di laboratorio che si è trasformato in un’onda creativa.
In queste creazioni si ritrovano i seni meccanici della ginoide di Metropolis e la figura di Chaplin in “Tempi Moderni”, schiacciato da ritmi impossibili e inghiottito da una macchina che ricorda le aspettative gravanti sulle donne contemporanee.
Il design richiama la scuola Bauhaus nei materiali industriali e nelle geometrie che reinventano il corpo, così come i costumi di Oskar Schlemmer che trasformano la figura umana in nuove forme e identità.
Le imperfezioni sono lasciate visibili, anzi, vengono celebrate e messe in risalto, a testimonianza di quanto ogni donna conosca bene il significato di essere osservata e giudicata.
In questi gioielli sono esposte ferite e cicatrici, il conflitto con canoni irraggiungibili e con una femminilità modellata da altri, in un sistema che accetta il potere femminile solo se conforme a uno schema patriarcale.
Tuttavia, in questi seni si trova anche altro: forza, resistenza, un senso di corpo collettivo. Quando le donne si uniscono e diventano molte, il cambiamento diventa possibile.