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silicone rubber, mineral fibers/gomma di silicone, fibre minerali 9 x 5 x 0,5 cm

silver, patina, leaf gold/argento, patina, foglia d’oro 4 x 4,5 x 3,5 cm

24 k gold, silver, recycled silk paper, fretsaw blade/ oro 24 k, argento, foglio di seta riciclato, traforo 
8 x 11 x 5 cm

wood, silver, pearls / legno, argento, perle 6 x 5 x 5 cm

925 silver oxidized with the use of black ceramic paint /argento 925 ossidato con vernice ceramica nera 4,3 x 6,3 cm

silver 925, silver burnished/argento 925, argento brunito 
4,3 x 7,2 x 1,2 cm

bronze ring with mechanical transformation, from sculpture to the ring; patina, support in bronze/
anello in bronzo, con meccanismo per trasformazione da scultura in anello; patina, supporto in bronzo 3,6 x 3,6 x 5,1 cm

 


silver, wax casting, enamel, black porcelain dyed dough
ring 2,8 x 2,8 x 3,4 cm; with sculpture 13 x 13 x 6 cm
argento, fusione a cera persa, smalto, porcellana nera tinta in impasto.
anello 2,8 x 2,8 x 3,4 cm; con scultura 13 x 13 x 6 cm

paper, special lacquer, eyelets and aluminum; was made using origami, laser cutting and gold smithing/
carta, lacca speciale, occhielli e alluminio; è stato realizzato utilizzando origami, taglio laser e lavoro di oreficeria
4,5 x 4 x 5,5 cm

walnut matt wood with a brushed bronze construction/
legno di noce opaco, con costruzione in bronzo spazzolato. 8,2 x 3,8 x 4 cm

silver, loofah, lost wax cast, constructed dyed/argento, luffa, fusione a cera persa, tinta
5,3 x 2,7 x 0,7 cm

oxidized silver, piano keys in ebony, red two-component resin/
argento ossidato, tasti di pianoforte in ebano, resina bi-componente rossa.
5 x 2,5 x 1,2 cm

silver ruthenium plated/argento placcato in rutenio 2,7 x 1,8 x 3,5 cm

ANELLI SELEZIONATI 2017

ph Federica Cioccoloni

Le proposte di questa edizione dimostrano tutte una grande adesione al concept, pur non tradendo mai la specificità della propria ricerca:
Angela Ciobanu (Bucarest-Romania, 1984) inverte la prospettiva del gioiello da ornamento del corpo, oggetto da esibire, a parte integrante della psicologia di chi lo indossa, conferendogli memorie e esperienze che diventano patrimonio esclusivo, suo e di nessun altro. Non ti scordar di me (realizzato con materiali delicati come la seta riciclata a sottolineare la fragilità dei ricordi) è talismano di 
memorie, è patto segreto con chi lo indossa, complice di emozioni, linguaggio privato. Arti- sta a 360°, Renata Manganelli (Torino-Italia, 1968) è giunta al mondo dei gioielli attraverso un percorso tortuoso ma coerente, in cui le sue potenzialità espressive hanno sempre saputo contaminarsi in modo armonico. Ed è proprio all’armonia dei contrasti che tende con l’opera Ossimori, sia nel concetto così propriamente espresso, che nella materia (porcellana e bronzo in fusione a cera persa, materia organica e inorganica), e infine persi- no nella fruizione finale di oggetto indossato e oggetto puramente decorativo. Il suo anello diventa manufatto compiuto, volumetria spaziale dall’autonomia estetica e funzionale, quale sia il suo uso. Correttamente definito metascultura, metamorfosi in fluida trasfor- mazione, con tanto di scatola scultura contenitrice, secondo il desiderio di chi la colloca nello spazio intorno a sé. La metamorfosi, questa volta della Natura, è il tema della ricerca di Mabel Pena (Buenos Aires-Argentina, 1958), focalizzato sull’utilizzo di materiali naturali, in questo caso un vegetale, la luffa, pianta asiatica da cui si trae la spugna. Racemi che si librano nell’aria, che si elevano, a ribadire il potere autorigenerante della natura stessa, elevazione, crescita che diventa presenza totemica, affermazione poetica, forza pri- mitiva. La forma, la conoscenza di una tecnica antica come l’origami, la materia, e persino l’aspetto cromatico: tutto per Lital Mendel (Holon-Israele, 1979) diventa strumento per realizzare un contenitore di ricordi, come gli antichi ciondoli-recipienti che nelle varie culture possono essere scrigni di elementi preziosi, e, per traslato, di memoria. La cultura giapponese è una scelta ponderata, poiché è alta manualità a servizio di concetti complessi, non scevri da implicazioni sentimentali come la poesia o la nostalgia. Nikolai Balabin (Leningrado-Russia, 1955) fa della tecnica lo snodo concettuale della sua ricerca: la colatura della sabbia diventa una metafora della vita: l’artifex qui si affida a processi che si avvicinano alla divinazione, alla lettura del destino attraverso il caso, soluzioni inaspettate, vertiginose potenzialità moltiplicate in un universo dove è il caso a determinare l’aspetto esteriore e di conseguenza l’essenza stessa. Citazioni del costruttivismo, profonda cultura architettonica, visionarietà a servizio di un’idea: per Nicole Schuster (Gelsenkirchen - Germania, 1981) il luogo diventa topos, concetto, il ponte si fa passaggio, elemento che unisce e che si adagia, in questo caso sulla mano. Il corpo diventa paesaggio. L’anello non indossato, elegante nel suo ricordare con piccole canne d’organo l’ascendenza e il suo con- trario, valorizza l’idea platonica del ponte come emblema di connessioni, fisiche e mentali. Rafael Luis Alvarez, (Buenos Aires-Argentina, 1959) si pone in relazione al mondo visibile e invisibile con un atteggiamento ieratico e sognante, e costruisce con le sue opere una cosmogonia indossabile che affida a nomi di antiche divinità: Gea, in tessuto e gomma, è da collocare in una più ampia visione in cui le dee della Terra, eteree figure, sono evocate con un linguaggio personalissimo, variamente declinato sulle dita, presenza leggera e nuo- va nello spazio. Nicolas Estrada (Medellín-Colombia, 1972), nella serie che chiama Primavera, eleva il legno a materiale nobile, austero. Nella scelta di una pianta legata alle sue radici colombiane, il Comino Crespo, c’è tutto lo spirito dell’artista. La scultura perfet- tamente proporzionata che si fa memoria, diventa simbolo, sentimento nostalgico, inteso come ritorno alle origini non privo di visionaria immaginazione: i pensieri germinano perle brillanti, forse lacrime, forse sogni. Liliya Milpetrova (Kazanlak-Bulgaria, 1981) compie una raffinata operazione di design in cui l’estetica della scuola modernista viene decostruita e ripensata in un manifesto ironico, a tratti surreale. Materiali come il legno e il bronzo spazzolato sono organizzati in moduli compositivi che rimandano ai mobili anni ’50 e conferiscono all’anello, assolutamente unisex, un ritmo compositivo che lo solleva da qualsiasi funzionalità, restituendolo al puro disegno. Stenia Scarselli (Volterra-Italia, 1968) riutilizza parti di un vecchio pianoforte per dare vita ad un oggetto nuovo, immagi- nabile su una scala più grande, difficilmente interpretabile come anello se non indossato, ma piuttosto come scultura astratta resa aerea dalla spinta verso l’alto. Un’energia che si percepisce nell’ideazione compositiva, nella scelta cromatica a contrasto, nell’associazione giocosa ad un trampolino, che è anche il titolo dell’opera, ad un camminamento medioevale, ad un salvifico passaggio. Nella scelta di contrapporre due geometrie, due metalli lucidi e rigorosi, Laura Forte (Copertino-Italia, 1982) esprime la volontà di realizzare una forma innovativa, pulitissima ed essenziale, autonoma e compiuta nella sua essenzialità che rimanda a certi equilibri tra esteriorità e interiorità, propria della cultura orientale e del gusto minimalista. L’approccio consapevolmente giocoso segna la ricerca di Marco Malasomma (Caserta-Italia, 1968) che tratta la materia con disinvolta leggerezza, sino a creare una scatola magica, quasi un dispositivo meccanico dove la geometria, la purezza delle linee e la sapienza tecnica convivono con un certo gusto per il divertissment. Anna Król (Cracovia-Polonia, 1982) dà vita ad un oggetto di grande sensibilità, un anello  magnete per pensieri e emozioni, una tecnica sperimentale al servizio di un’idea. Una sfera che si chiude su se stessa, lasciando intravedere il contenuto, senza svelarlo, come dotata di vita propria, autonoma ormai da chi l’ha creato, eppure ancora complice.

Contaminazione di linguaggi, sapienza tecnica, narrazione, capacità di emozionare.
Il gioiello può e deve essere tutto questo. Se fosse una domanda, armonia sarebbe la risposta.
Paola Stroppiana

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